Comunicazione non verbale - Emozionearte

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Comunicazione non verbale

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«L’emozione non è un’appendice, un apparato residuale che non serve e che dovremmo asportare: le emozioni sono il cuore della nostra vita, e la rendono vivibile.» (Ekman, 2008)[1].
Il ruolo delle espressioni delle emozioni è ritenuto da sempre un tema molto importante all’interno delle diverse realtà sociali. La conoscenza del linguaggio non verbale, inerente alle espressioni facciali e al corpo, permette di comprendere in maniera più completa le espressioni delle emozioni positive e negative e come riconoscerle su di sé e negli altri e di comprendere gli effetti che hanno al fine di migliorare la comunicazione umana. La psicologia, affrontando il tema delle emozioni, specifica infatti che quelle negative restringono il nostro campo di pensiero e azione, mentre le emozioni positive hanno un effetto complementare, cioè ampliano il nostro repertorio di pensiero e azione; la gioia, ad esempio, si traduce nell’urgenza di giocare, l’interesse spinge a esplorare, la contentezza ad assaporare, e l’amore mette in moto un ciclo ricorrente di ciascuna di queste urgenze. Le emozioni positive, dunque, espandono il nostro modo tipico di pensare e stare al mondo, spingendoci ad essere più creativi, curiosi e più in contatto con gli altri (Fredrickson, 1998; isen, 2002)[2]. Inoltre, lo sperimentare le emozioni positive è anche importante perché permettono di costruire le nostre risorse personali. Anche se sono di breve durata, esse esercitano su di noi effetti duraturi ampliando momentaneamente il nostro repertorio di pensiero e azione, promuovono formazioni di idee, azioni e legami sociali nuovi e creativi. Importante sottolineare che questi effetti spesso durano a lungo, anche quando l’iniziale emozione positiva è svanita. Così facendo, le emozioni positive, costruiscono il nostro deposito di risorse a cui attingere nei momenti di bisogno, che include risorse fisiche, intellettuali, psicologiche e sociali (Fredrickson, 2000, 2002)[3]. Essendo che la comunicazione non verbale può avere una forte influenza nella nostra vita quotidiana, una lettura adeguata potrebbe aiutare a raggiungere i propri scopi.
Tenendo conto che l'emozione è al centro dell'individuo ed è l'espressione della sua vita, saperle ascoltare, rispettarle, significa ascoltare e rispettare la sua persona[4]; un giusto riconoscimento mimico-espressivo potrebbe aiutare all’ascolto al rispetto di quelle proprie e altrui. In più la comunicazione umana risulta dall'interdipendenza di diversi sistemi comunicativi: i processi di interazione si fondano infatti sul funzionamento integrato e simultaneo degli elementi verbali, intenzionali, paralinguistici e cinesici prodotti dai soggetti che comunicano[5]. Tale lavoro, svolto all’interno dei laboratori mimico-espressivi, può far conoscere meglio questo funzionamento integrato degli elementi verbali e non; e in collegamento a uno studio effettuato da Paul Ekman e Bob Levenson, i quali hanno verificato che la semplice esecuzione di un’espressione produce mutamenti nel sistema nervoso autonomo provando l’emozione correlata, in modo particolare, in uno studio dedicato ai sorrisi, Richard Davidson e Paul Ekman scoprirono che fare un sorriso produce nel cervello molti dei cambiamenti che si verificano quando si prova piacere[6], si avvalora ancora di più l’ipotesi che tale “palestra mimica-espressiva” (specialmente attraverso l’uso degli specchi, video analisi, etc.) possa essere di aiuto a una corretta espressione dell’emozione, specialmente di quelle positive favorendone il benessere emotivo. Come già spiegato in precedenza, infatti, le emozioni positive amplifica il repertorio di pensiero e azione; la gioia si traduce nell’urgenza di giocare, l’interesse spinge a esplorare, la contentezza ad assaporare e l’amore mette in moto un ciclo ricorrente di ciascuna di queste urgenze. Le emozioni positive, dunque, espandono il nostro modo tipico di pensare e stare al mondo, spingendoci ad essere più creativi, curiosi e più in contatto con gli altri (Fredrickson, 1998; isen, 2002)[7]. Anche se di breve durata, esse esercitano su di noi effetti duraturi ampliando momentaneamente il nostro repertorio di pensiero e azione, promuovono formazioni di idee, azioni e legami sociali nuovi e creativi. Importante sottolineare che questi effetti spesso durano a lungo, anche quando l’iniziale emozione positiva è svanita. Così facendo, le emozioni positive, costruiscono il nostro deposito di risorse a cui attingere nei momenti di bisogno, che include risorse fisiche, intellettuali, psicologiche e sociali (Fredrickson, 2000, 2002)[8]

Le attività dunque fanno leva su tali fattori:
- il far conoscere meglio il funzionamento mimico-espressivo è di sostegno alla conoscenza ed integrazione dei diversi elementi comunicativi, verbali e non verbali, usati all’interno della comunicazione, compresi quelli posturali;
- essendo che una semplice esecuzione di un’espressione produce mutamenti nel sistema nervoso autonomo, provando l’emozione correlata, allora una corretta espressione dell’emozione, specialmente di quelle positive, ne potrebbe favorire il benessere espressivo-emotivo della persona che la esprime[9];
- il riconoscimento mimico-espressivo può aiutare all’ascolto al rispetto delle proprie emozioni e di quelle altrui.


[1] P. Ekman, Te lo leggo in faccia, riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste, Torino, Edizioni Amrita, 2008. p. 53.
[2] Cfr. E.E. Smith., S. Nolen-Hoeksema., B.L. Fredrickson., G.R. Loftus., D.J. Bem., S. Maren., tradotta da L. Buonarrivo, Atkinson & Hilgard’s Introduzione alla psicologia. “Avanguardie di ricerca. Benefici delle emozioni positive.” “Le emozioni positive ampliano il nostro repertorio di pensiero e azione”, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2011, p. 416.
[3] Cfr. cit. p 417.
[4] I. Filliozat, Le emozioni dei bambini, Milano, edizioni Piemme, 2001, p. 11
[5] P. Ekman, I volti della menzogna. Gli indizi dell'inganno nei rapporti interpersonali, Milano, edizioni Giunti, 2011, p. V.
[6] P. Ekman, Te lo leggo in faccia, riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste, Torino, Edizioni Amrita, 2008, p. 47.
[7] E.E. Smith., S. Nolen-Hoeksema., B.L. Fredrickson., G.R. Loftus., D.J. Bem., S. Maren., tradotta da L. Buonarrivo, Atkinson & Hilgard’s Introduzione alla psicologia. “Avanguardie di ricerca. Benefici delle emozioni positive.” “Le emozioni positive ampliano il nostro repertorio di pensiero e azione”, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2011, p. 416.
[8] ivi, p. 417.
[9] Si tiene conto di alcuni esperimenti a cura di Ekman e Levenson, specialmente quella effettuata con una cultura non occidentale, i minang-kabau, che vivono nella zona occidentale di Sumatra; quando i soggetti seguivano le istruzioni su quale muscoli muovere, la loro fisiologia cambiava e la maggior parte di loro riferì di avere provato l’emozione correlata. Era dunque un movimento facciale specifico a produrre un cambiamento emotivo (Leveson et al.,“Emotion and autonomic nervous system activity in the Minangkabau of West Sumatra”, op. cit.; “Emotion, physiology, and expression in old age”, op. cit.; Leveson, Ekman, Friesen, “Voluntary facial action generates emotion-specific autonomic nervous system activity”, po. Cit.; Ekman, Leveson, Friesen, “Automic nervous system activity distinguishes between emotions”, op. cit.). Un altro studio riguarda invece i sorrisi; Ekman e Levenson scoprirono che fare un sorriso produce nel cervello molti dei cambiamenti che avvengono quando si prova piacere e questo succedeva non con un sorriso qualsiasi ma con quello che avevano già identificato come la vera espressione del piacere, ovvero l’innalzamento degli angoli della bocca l’attivazione dei muscoli orbicolari degli occhi (Ekman, Levenson, Friesen, “Autonomic nervous system activity distinguishes between emotions”, op. cit); in P. Ekman, Te lo leggo in faccia, riconoscere le emozioni anche quando sono nascoste, Torino, Edizioni Amrita, 2008, p. 46-47.

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